M. Il figlio del secolo è la nuova serie TV di Sky basata sull’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega. Diretta da Joe Wright e adattata da Stefano Bises e Davide Serino, la serie racconta l’ascesa di benito mussolini e la nascita del fascismo in Italia, esplorando uno dei periodi più complessi e bui della storia del Novecento. Con Luca Marinelli nel ruolo del protagonista, la serie si distingue per il suo stile audace, capace di mescolare elementi grotteschi e fedeltà storica.
«Loro non sanno, è tutta una finta.» Questa è una delle frasi chiave pronunciate da M., interpretato in maniera superba da Luca Marinelli.
M. racconta una storia che quasi tutti conosciamo. Scrivo “quasi tutti” perché, prima del romanzo di Scurati, pochi sapevano che mussolini non partecipò mai alla marcia su Roma. Al contrario, in quei giorni si trovava a Milano, pronto a fuggire verso il confine svizzero.
La serie gioca proprio su questo cortocircuito tra la “verità” tramandata – spesso frutto di un abile lavaggio del cervello – e una realtà oggettiva, nascosta nei libri di storia. Wright esplora con maestria questo scarto tra mito e realtà, mettendo in scena, in chiave grottesca, l’ascesa di uno dei più spregevoli dittatori del secolo scorso.
Un puzzle grottesco composto da primi piani incisivi, sfondamento della famosa quarta parete, cambi di colore evocativi e accenti fedeli alla regione di provenienza dei personaggi, che aggiungono autenticità e profondità alla narrazione. Immagini prese da archivi storici mischiate ad immagini di finzione create da Wright, il risultato finale risulta essere una sorta di mockumentary; tutto questo condito e servito con un montaggio veloce ed un sottofondo dei Chemical Brothers.
Insomma: tutti gli elementi del regista londinese sono presenti anche in questo nuovo prodotto.
L’uso del registro grottesco nel cinema italiano è una strategia narrativa potente, in grado di amplificare le contraddizioni ed il paradosso insito nei grandi eventi storici e politici, rappresentandoli per ciò che erano: una farsa. Come non citare Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli. Il grottesco deforma la realtà per svelarne i lati più oscuri e scomodi, trasformando il dramma in una satira inquietante che scuote lo spettatore. In questa serie, il corpo politico diventa il vero protagonista grottesco: mussolini è rappresentato come un uomo il cui carisma fisico e linguaggio corporale si intrecciano con l’assurdità delle sue azioni, e la sua totale inconsistenza umana. Wright analizza magistralmente questa ascesa attraverso un’ autopsia per immagini, questa serie si inserisce benissimo nella sua dialettica.
Il corpo del dittatore è al contempo simbolo e veicolo del potere: posture ostentate, gesti teatrali e sguardi magnetici incarnano l’essenza della propaganda, mentre il grottesco ne svela la vacuità e la farsa. La tensione tra il corpo e l’ideologia è resa visivamente attraverso una regia che esagera i movimenti, sottolinea le imperfezioni e utilizza i primi piani per esplorare l’ambiguità emotiva dei personaggi.
Il grottesco in M. non si limita a ridicolizzare, ma diventa uno strumento per smascherare l’assurdità del potere ed i meccanismi che lo alimentano, rendendo il pubblico testimone consapevole del dramma umano e collettivo che si cela dietro la storia ufficiale.
Questa serie dovrebbe farci riflettere, e non poco. Una riflessione su quanto il fascismo sia ancora strettamente radicato in questo paese; di quanto lo sia sempre stato a partire dalla caduta di mussolini, molti dei suoi uomini mantennero posizioni di potere anche durante la prima repubblica.
Eppure…
-Daniele.


![[Pluribus: l’AI-deologia della fine]](https://acumedellagrume.com/wp-content/uploads/2026/01/pluribus-finale.jpeg?w=1024)

![[Brainrot, IA e altre cose inutili. Un’altra idea di cultura]](https://acumedellagrume.com/wp-content/uploads/2025/11/maxresdefault.jpg?w=1024)

Lascia un commento