“Monster”è il titolo internazionale di 怪物, Kaibutsu, ultimo lavoro di Hirokazu Koreeda. Chi è il mostro?

Miglior sceneggiatura (di Yuji Sakamoto) a Cannes, scandaglia la storia familiare e di amicizia di due bambini sotto più punti di vista, principalmente 3: madre, maestro e l’immancabile sguardo ad altezza bambino. Le sfaccettature dei personaggi cambiano a seconda della prospettiva assunta ribaltando le percezioni precedenti, ad ogni cambio di sguardo sembra come di vedere un nuovo film. Nella prima sezione vediamo una madre apprensiva con un figlio problematico che lotta contro una scuola che sembra non tutelarlo, nella seconda abbiamo il giovane maestro accerchiato da un’accusa di abuso e mala-educazione, e infine lo sguardo “innocente(?)” dei bambini che ridispone i presupposti conflittuali. Tutto è velato di mistero e calunnia, là dove l’incomunicabiltà malcelata mistifica la verità e disorienta il nostro sguardo. Siamo assorbiti in un turbine emotivo di incomprensioni tra percezioni e apparenze in cui affondare una riflessione sul plagio mentale. Mostri e diversità un mondo che non capisce. Koreeda tematicamente si focalizza sempre sugli stessi punti: la famiglia, la predilezione del punto di vista dal basso di una gioventù incompresa e sballottata, il conflitto e le dinamiche di queste relazioni. Nel suo cinema sembra di trovarsi sempre di fronte allo stesso film ma ogni volta il regista riesce ad affrontare le stesse storie, come variazione del tema, appassionando grazie alla cura e all’ attenzione riservata a ogni personaggio.

Da non dimenticare infatti la rilevanza e la profondità della preside della scuola, una signora mite e segnata da un lutto velato di dicerie, ma che per uno dei due protagonisti è essenziale nell’elaborazione di un processo identificativo e catartico – vedasi la scena del trombone. Sembra banale ma nello scorrere del film si cerca di capire chi può essere il mostro del titolo, a lungo andare cambiamo obbiettivo ogni volta, perché passando in rassegna tutti i personaggi sembra che in ognuno di loro si annidi il male. La risoluzione di questo enigma è poi in realtà un’agnizione delicata, un gioco tra ragazzini -un indovinello innocente – che mostra l’espressione del proprio essere con divertita leggerezza. Attraverso il “mostro”/animale disegnato si esorcizza l’idea malvagia di ideali e costrutti che inquinano la genuinità di un amore puro mentre tutto sullo sfondo confonde e rende oscuro, travisa, perché è l’adulto che non riesce a connettersi coi figli e il mondo infantile. La scrittura perciò è equilibrata e varia dal genere drammatico al thriller con eleganza e misura, puntando su una narrazione a più punti di vista. Ad ogni interrogativo mutano le risposte attraverso la visione delle azioni in prima persona, le parole ne avevano creato un’alterazione morbosa mentre le immagini ne riportano l’effettiva realtà ridonandole senso. Abbiamo di fronte l’origin story di un serial killer e non manca neppure una venatura da distopia fantahorror – chi ha innestato quell’idea mostruosa? A chi hanno sostituito il cervello con quello di un maiale? Cosa non ci vogliono dire? Cosa non ci vogliono mostrare?

Senza eccessiva retorica Koreeda tratta il bullismo senza arroccarsi in una banale sociologia o tirando sentenze approssimative e riesce a seguire con delicatezza il germogliare di un rapporto autentico, che è in parte fuori canone per la società e per le famiglie stesse di provenienza, quindi sobbarcato di una pressione da aspettativa negata e perciò visto deragliante dalla normalità. Un vagone abbandonato è il rifugio sicuro dalla realtà, baluardo che rischia di essere sommerso dal fango(!!!) di un tremendo acquazzone: la forza naturale in completa antitesi all’incendio doloso appiccato nel palazzo a inizio film. Un nubifragio a pulizia delle nefandezze, un azzeramento morale che sa di oltrevita, di punizione, di morte ma che con una corsa spensierata nel verde rigoglioso inizia a sapere di libertà, un’evasione per ritrovarsi lì dove la quiete risiede dopo la tempesta.

Una replica a “L’innocenza – Hirokazu Koreeda”

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