“Ho preso i biglietti del treno, partiamo domani”, disse Delia tutto d’un fiato.

“Respira bambina, respira!”, le rispose Lorenzo.

I viaggi in treno hanno un grande potere: ti costringono a concepire un pensiero. Non è come spostarsi in macchina o in aereo, no. Il treno ti obbliga ad attraversare lo spazio e il tempo, ti obbliga a condensare i minuti e ti insegna a non sprecare gli sguardi. Il mondo, fuori dal finestrino, sembra quasi un posto migliore. 

“Direzione?”, sospirò Lorenzo.

“La tua capacità di porre sempre la domanda sbagliata non smette mai di stupirmi!”, rispose stizzita Delia.

Le stazioni dei treni sono posti magici da cui si parte per raggiungere qualcosa o qualcuno. Con un po’ di fortuna però possono trasformarsi in luoghi in cui si approda per restare.

“Hai fatto dei biglietti senza avvertirmi. Permettimi almeno di conoscere la destinazione!”. Lorenzo non aveva torto: chiunque al suo posto avrebbe voluto conoscere la meta del viaggio.

Delia stava piegando della biancheria intima, piegava e ripiegava come se Lorenzo non fosse ad un passo da lei. Era questo l’atteggiamento con cui, inconsapevolmente, lo teneva legato a lei: lo ignorava silenziosamente. C’era qualcosa in quel rapporto così strano che era come un laccio, di quelli che non stringono. Un po’ come i lacci delle vans che indossava Delia: stretti ma non troppo. La loro relazione era simile ad una scarpa scomoda ma che non puoi fare a meno di indossare. Entrambi erano arrivati ad una conclusione amara: l’amore è come un cimitero che ti ricorda ciò che è stato e ciò che non sarà più. È la risposta a tutte le domande pur non dicendo nulla. 

Delia aveva imparato ad amare Lorenzo, esattamente come si impara a memoria una poesia. Si era seduta, lo aveva osservato, annusato, assaggiato e conosciuto. Si era impegnata, esattamente come ci si impegna nello svolgimento di un compito. Poco romantico? Forse, ma funzionale. Nessuno dei due poteva cambiare l’altro, nessuno dei due poteva vantarsi di essere più forte dell’altro: sapevano di poter essere deboli senza doversi giustificare.

“Non mi interessa più sapere dove andremo. Posso sapere almeno perché?”, riprese Lorenzo con tono ironico.

“Ce l’hai fatta!”, disse Delia sorridendo.

Non -dove-, -quando- o -come- ma PERCHÉ. 

“Sapevo fin dall’inizio quale fosse la domanda giusta. Mi piaceva l’idea di infastidirti!”. 

Dopo averlo conosciuto aveva iniziato a piacerle la leggerezza, quella fatta di cieli tersi e caffè lentissimi. Il viaggio a Firenze avrebbe avuto esattamente quel sapore: avrebbero chiacchierato seduti al tavolo di un ristorante, uno di quelli che si trovano nei pressi della stazione. Avrebbero mangiato senza chiedersi cosa sarebbe successo dopo, perché il dopo non conta. E forse Delia gli avrebbe raccontato che quel viaggio altro non era che la ricerca, silenziosa, della settima onda. 

LA SCONOSCIUTA

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