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Sole di Claudio Sironi.

Da oggi su Mubi potete trovare Sole [2019] l’opera prima di Claudio Sironi, classe 1983.

Ermanno [Claudio Segaluscio] un giovane perdigiorno ludopatico, passa le sue giornate tra piccoli furti e slot machine, tutto pur di allontanare il più possibile i ricordi passati. Un giorno ad Ermanno viene affidata Lena [Sandra Drzymalska] una ragazza polacca rimasta incinta. Ermanno dovrà fingersi il padre della bambina di Lena durante la gravidanza, per poi affidarla, attravero la complicità di un avvocato, allo zio Fabio e sua moglie, che durante tutta la gravidanza manterranno economicamente i due giovani.

Affrontando paure, insicurezze i due giovani ragazzi impareranno a conoscersi; metteranno il cuore in quella che sarebbe dovuta essere una messa in scena per raggirare le istituzioni. Un film segnato da un solo quesito: Come si ama?

Un film lineare, una storia semplice raccontata principalmente con campi e contro-campi, sentimenti stretti come le immagini in 4:3 che li racchiudono.
Un pudore narrativo di Sironi sottolineato dalla fotografia – dell’ungherese Pohanork che curò la fotografia di Alaska [2015] diretto da Cupellini, giusto per citare uno dei miei film italiani preferiti. – tinte pastello chiare, continuamente minacciate dal cielo pumbleo della periferia.

L’incapacità comunicativa di Ermanno ed Lena evidenziata anche dalle lente angolazioni orizzontali frontali della mdp, che rinchiudono e restituiscono allo spettatore dialoghi ridotti al minimo ed un gioco di sguardi su cui poggia tutto il “non detto” – i margini, tutti noi per fortuna abbiamo dei margini. – dei due protagonisti.

Dopo aver visto Sole per me è stato quasi impossibile non pensare a 4 luni, 3 săptămâni și 2 zile [4 mesi, 3 settimane, 2 giorni] di Mungiu. Un cinema rumeno che sta – per fortuna – influenzando anche il cinema italiano e sole ne è un esempio, la lentezza, le mattonelle dei bagni tinta pastello, l’austerità sentimentale dei personaggi, i primi piani e i dialoghi ridotti all’essenziale. La fotografia che rispecchia l’incapacità comunicativa dei due ragazzi, una patina grigia avvolge il racconto, come grigi sono ricordi che Ermanno e Lena schivano.

Se devo trovare un difetto in questo film – sforzandomi, sia chiaro – dovrei soffermarmi sull’utilizzo continuo della periferia romana, dell’accento romano degli attori e di Roma in generale. Ma questi non sono solo i difetti di Sole; questi sono i difetti del 90% del cinema italiano contemporaneo che ristagna tra Roma e Napoli.

Spero vivamente che Sironi non perda il stile. Spero in altri personaggi alienati come Ermanno ed austeri come Lena, ma non per questo incapaci di costruire. Spero – voglio – in un cinema sempre più profondo, in registi sempre più “esterni”,ovverò consapevoli della potenza delle immagini; registi che raccontano il reale. Un “cinema – verità” quindi, molto lontano dal cinema piccolo-borghese di finzione, alla Sorrentino per intenderci.

Più Sironi, più Reale.

Insomma, se amate il cinema rumeno contemporaneo ed il cinema italiano non aspettate oltre, non perdete l’occasione e concedetevi la visione di Sole, non ve ne pentirete.

Nascerà [il] Sole?

Baci.

-Daniele.

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