Vai al contenuto

Le sfumature inutili

Scrivere questo inutile pezzo mi pesa. Pesa perché mi fa sentire sciacallo, ho bisogno di un pretesto – l’immagine in questo caso – per parlare di qualcosa. Il mio modo di comunicare è speculare a quello degli sciacalli; con estrema ingenuità post-adolescenziale, ambivo ad una vita da piccola iena stile Afterhours. Fatta questa premessa, che mi permetterà un sonno quasi sereno – nonostante il mio rapporto conflittuale con la notte – sono stato turbato dalle recenti immagini, ormai trasmesse a smartphone unificati [un tempo si diceva a reti unificate], provenienti dall’ Afghanistan. Esseri umani, che per continuare ad essere umani, si aggrappano ad aerei cadendo nel vuoto. Un volo verticale, dritto e senza appelli. 11 Settembre 2001 attacco aereo al World Trade Center, altri esseri umani, occidentali quella volta – specifica che sembra banale ma, essenziale per le narrazioni/pretesto – per salvarsi la vita si gettano nel vuoto, anche in quel caso un volo verticale che non sfugge all’occhio meccanico dei media.

Queste Image dal 2001 ad oggi ci mostrano la verticalità umana.

La verticalità è la vittoria del profitto. Tutto ciò che viene rappresentato in verticale è propedeutico al profitto, il capitalismo stesso per imporre una forma di controllo utilizza una visione verticale, per esempio tu che stai leggendo questo pezzo inutile muovi le tue dita – spero igienizzate – sullo schermo del telefono, e scorri scorri verso il basso cercando chissà cosa, scendi verso il tuo personalissimo oblio. Una verticalità che porta allo schianto, al più poetico oblio.

Eppure questo oblio ci dovrebbe smuovere, e non sono io a dirlo ma Nietzsche: “[…] per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole la luce, ma anche l’oscurità.” [tratto da Considerazioni inattuali].

Eccoci quindi al punto: luce ed oscurità chi oggi cerca la luce aggrappandosi ad un volo – dicono umanitario – e non fa in tempo nemmeno a bruciarsi come un moderno Icaro; chi invece, nel 2001, desiderava la luce cadendo nell’oscurità. La narrazione verticale è fondamentale per giustificare il profitto, promuove il Re dei pretesti: il conflitto.

Il cambiamento di linguaggio è necessario, ribaltare tutto il linguaggio visivo portandolo ad una rappresentazione orizzontale è una componente necessaria se davvero vogliamo cambiare i metodi comunicativi. I racconti per immagini orizzontali fanno paura a chi specula e cerca pretesti. Le immagini della caduta del Muro di Berlino fanno paura ancora oggi, esseri umani che si uniscono abbattendo una barriera muovendosi su linee orizzontali fanno paura perché non sono singoli. La Vlora naviga verso l’Italia non vola verso la luce, e nemmeno punta all’abisso del mare, ma nuota verso l’orizzonte fa paura ancora oggi.

Il Coronavirus inizialmente fece paura a chi promuoveva la speculazione,il propagarsi del’infezione i primi giorni venne rappresentata in maniera orizzontale. Cartine geografiche immense ed infette poste sullo stesso ed unico piano orizzontale, utopia visiva: tutti gli stati uguali. Errore a cui i media ripararono in fretta; oggi i dati riguardanti l’inoculazione dei vaccini vengono rappresentati con diagrammi verticali, il [dis]ordine è ristabilito, chi sopra e chi sotto, la [dis]parità è ripristinata.

L’individualismo nella narrazione orizzontale non è contemplato, la lotta di classe è orizzontale. L’unione è sempre in orizzontale e fa sempre paura, in orizzontale i muri durano poco. Anche le immagini – e non le image, attenzione – sono al di sopra dei muri e del linguaggio [il linguaggio è il muro per eccellenza ], appartengono quindi all’universo degli elementi orizzontali, strumenti proibiti.

Una delle più grandi vittorie del potere è stata sicuramente quella di piegare le immagini ad una narrazione verticale. Tuttavia disinnescare le immagini convertendole ai paradigmi del potere non serve a nulla è l’illusione provvisoria; vi sembrerà strano ed a tratti delirante, ma le immagini sono vive, immortali e quindi l’uomo non potrà mai esserne totalmente padrone. Mai. Le immagini sono tra le pochissime cose su cui l’essere umano non avrà mai il pieno controllo.

Acceleriamo questo processo di coesione, ragioniamo in orizzontale, rappresentiamo in orizzontale e pensiamo in orizzontale. L’essere umano nasce, scopa – ma non sempre eh, pure in piedi – e crepa in orizzontale, alla luce di questo non vedo perché debba parlare, comunicare – non sono sinonimi – e speculare in verticale. Il verticale divide, è il trionfo dell’individualismo o, per meglio dirla con i toni liberali “ è meritocratico”; l’orizzontale è unione, lotta di classe, fa paura quindi.

Delirio finito, andate in pace.

-Daniele.

Letture consigliate:

  • Cultura visuale di Michele Cometa
  • Lotta di classe di Ascanio Celestini

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: