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Sanpa: Muccioli, Basaglia ed altri pensieri sparsi.

Sono molteplici i fattori che stanno sgretolando quel briciolo di umanità rimasta in noi, tra i tanti troviamo sicuramente l’ossessione di dover dividere il mondo in buono/cattivo, giusto/sbagliato e luce/ombra. Proprio su quest’ultimo binomio viene i costruita la docu-serie di netflix sulla comunità di San Patrignano. Un prodotto inutile destinato a creare sterili discussioni e velleitarie recensioni come questa che state leggendo. Costruito combinando immagini di repertorio ed interviste recenti ad alcuni tra ospiti e sostenitori di questa comunità di recupero. Una serie ripetitiva, c’è veramente poco da dire o meglio, si è persa l’occasione per parlare a tutti di dipendenze e di come lo Stato di ieri – ma anche attuale – sia rimasto totalmente a guardare la genesi di una generazione “zombie”.

Forse con un po’ di malizia mi viene da pensare che l’eroina abbia fatto comodo allo Stato, sia stata l’acqua con la quale si è riusciti ad affogare gli ultimi moti “rivoluzionari”, probabilmente è azzardato da dire ma nepotismo ed eroina hanno contribuito alla distruzione dell’eredità sessantottina. Riducendo tutto a chiacchiericcio e storia, quando qualcosa viene definito come “storico” equivale implicitamente a considerarlo come un discorso chiuso, in questo paese una delle frasi più pericolose è sicuramente: “ormai è storia!”.


Ma torniamo a Sanpa, più che della comunità e la sua genesi la narrazione pone l’accento solo sulla figura di Muccioli, incarnazione perfetta della cultura machista e reazionaria che ha come unica argomentazione l’uso delle mani, il tanto acclamato “schiaffone educativo”. Una figura indispensabile per alcuni, poiché rappresentava l’unica salvezza per i tossicodipendenti e le loro famiglie – l’unica proprio perché lo Stato era totalmente assente. Forte di questa mancanza di risposta da parte dei governi Muccioli non esitò ad adottare tecniche disumane – in molti le definiscono “discutibili” – come incatenare, manare ed umiliare ragazze e ragazzi. Nelle testimonianze degli ospiti a far capolino c’era una sorta di sindrome di Stoccolma legittimata dal “ se non fosse per lui oggi non sarei qui”, ogni volta che veniva pronunciata questa frase la mia mente correva a Basaglia ed in particolar modo alla bellissima intervista lasciata a Zavoli – consigliatissima – ; senza Basaglia oggi avremo ancora i ghetti tanto cari ai piccoli Muccioli di questo paese.

Basaglia e Muccioli, due figure che nel bene e nel male – ecco che torna la dicotomia da educazione cattolica – hanno contribuito all’evoluzione [?] di questo paese, il primo autore di una piccola e silenziosa “lotta di classe” che ha permesso a persone con disabilità cognitive e non solo di rientrare in società, ancora oggi Basaglia è odiato per questo. Il secondo invece, Muccioli, è venerato nella maggior parte dei casi e le radici di questo plebiscito andrebbero ricercate nella cultura di questo paese che preferisce l’uomo solo al comando. Il decisionista, una figura unica in grado di prendere decisioni per tutti anche con la forza. Una provincia oramai, non più un paese. Credo sia giusto mettere sullo stesso piano queste due figure poiché entrambe hanno affrontato – in maniera totalmente differente – la tematica della segregazione, una delle tante sfumature della più generica “architettura del decoro”, che in parole povere consiste nel togliere tutto ciò che vive ai margini di una città per non infrangere il sonno borghese da sempre generatore di effimero ed apparente benessere.

La docu-serie si focalizza purtroppo solo sulla figura del fondatore di San Patrignano e mai davvero sulla storia della comunità; lo scopo apparente di questa docu-serie è quello di raccontare un pezzo di questo paese ma la narrazione frammentata – appartenente al linguaggio della serie – non permette di approfondire l’insieme. Il gioco, lo scopo – chiamatelo come volete – delle piattaforme come Netflix consiste solo nel tenere lo spettatore attaccato allo schermo e quale metodo migliore nel caso di Sanpa della brutalità da film horror? Sanpa è uno dei tanti prodotti ripetitivi e ridondanti che stanno contribuendo alla creazione e di spettatori-zombie. L’immagine non è più al centro di un discorso critico/estetico, solo il consumo di essa è importante per questi colossi dello streaming.

Talvolta mi chiedo se il successo delle serie sia da imputare al modo in cui viviamo i rapporti umani, ovvero se la dipendenza affettiva – malattia del secolo, mettetevelo in testa – sia essa stessa alla base del successo delle serie TV.

Ho scritto abbastanza cretinate per oggi, vi lascio con un unico consiglio: guardate Amore tossico di Claudio Caligari.

Ciao.

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