Vai al contenuto

Gli italici archetipi

“Viva la patria! Viva l’Italia!” “Gelati! Aranciata! Coca Cola!” “Pace! Pace! Viva la polizia! Punite i cattivi!” “Fabrizio, gli anarchici toscani son con te! Viva l’anarchia! Viva la rivoluzione!” “Viva la fica!”

La capacità di Dino Risi di rappresentare un’epoca intera con poche pennellate è in Mordi e fuggi a uno dei suoi apici.

Road movie con mille sfaccettature, ricco di spunti e riflessioni socio-politiche,

presenta un ritratto dell’italiano medio a tutto tondo: nelle sue passioni, nelle sue virtù e nelle sue debolezze.

Giulio (Marcello Mastroianni) è un benestante socio di un’azienda farmaceutica. Insieme a Danda (Carole Andrè), sua amante e figlia di un ricco imprenditore, sta organizzando una piccola fuga d’amore quando i due vengono rapiti e presi in ostaggio da un gruppo di anarchici comunisti in fuga da una rapina in cui è stato ucciso un poliziotto. Il capobanda è Fabrizio (Oliver Reed), leader carismatico e senza paura, accompagnato da Raul (Bruno Cirino) e Sylva (Nicoletta Macchiavelli): tutti insieme inizieranno una lunga fuga, scortati da media e polizia, in cui il popolo italiano e le sue peculiarità fanno da sfondo. 

Mordi e fuggi è un film del 1973, scritto da Dino Risi con Bernardino Zapponi ed Eugenio Maccari, che cerca di racchiudere l’essenza di un’Italia divisa dalla politica, dalle istituzioni e dal gap generazionale creatosi sopratutto dopo i movimenti sessantottini. In ogni sua parte ci viene mostrata una maschera differente: dal giovane fascista che offre aiuto sottobanco alle forze dell’ordine, al meccanico comunista di formazione gramsciana, passando per l’ex generale fedele al re e a Mussolini.

 

260px-mordi_e_fuggi_(1973)_-_oliver_reed,_carole_andré,_marcello_mastroianni

 

Risi scatena la sua ironia satirica, ma lo fa con lucidità, rappresentando in maniera critica i media come un mero prodotto di consumo, altamente influenzato e influenzabile; una classe politica priva di valori e un capitalismo dilagante che arriva perfino a dare un prezzo alla vita umana, come afferma il suocero di Giulio a proposito del riscatto:

“Se me li togliessero almeno dalle tasse, capirei. E poi, scusate, il povero Giulio, con tutto il bene che gli voglio, ma cento milioni non li vale mica!”

Tutto è bilanciato, come la scelta dei due protagonisti, così diversi eppure così in sintonia: un Marcello Mastroianni codardo, servile e superficiale fa da perfetto contrappunto a un Oliver Reed coraggioso, fermo e passionale.

Le musiche di Rustichelli e la fotografia di Tovoli sono la cornice perfetta.

Un film così attuale da essere ingiustamente poco conosciuto e che, come molti film di Risi, merita ben più di una visione. Ricco di influenze e atmosfere che vengono riproposte anche in film successivi, come Un borghese piccolo piccolo (1977) per la vena drammatica e Caro papà (1979) per quanto riguarda il tema del terrorismo, Mordi e fuggi è solo in apparenza una pellicola ricca di contraddizioni: queste vengono infatti risolte guardando più da vicino, perché anche i personaggi principali, antitetici, riescono a trovare il loro punto di incontro attraverso quelle che sono esperienze di vita comune, come la musica, un matrimonio fallito o l’amore per una bella ragazza.

Probabilmente, guardando Mordi e fuggi, si ripenserà alla famosa frase pronunciata da Tancredi, nipote del principe Salina nel Gattopardo:

“Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima.”

E se dopo più di quarant’anni questo film è ancora così vivido, è perché tutto è cambiato per restare esattamente come prima.

Michela Mucelli

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: