
K-Pop Demon Hunters si merita tutto il successo che sta riscuotendo, e se il titolo di questo film non vi dice nulla allora dovete assolutamente rimediare.
Le produzioni coreane stanno battendo tutti i record ma nel caso di Demon Hunters la produzione è americana. Va ricordato però che registi, attori, interpreti delle canzoni e sceneggiatori hanno tutti origini coreane e questo si vede ma soprattutto si sente.
Come ha fatto questo film d’animazione a conquistare tutti in pochissimo tempo?
Netflix lo posiziona tra i film più visti e, ascoltate bene, non solo nell’area bambini!
La regia di Maggie Kang e Chris Appelhans è riuscita a mixare abilmente tradizione e modernità. La pellicola rimane fedele ai tratti del cinema coreano: le scene in cui le protagoniste mangiano il cibo locale sono tantissime, ma i colori sono vivaci e le musiche accattivanti. Se in questa estate appena trascorsa vi è mancato un tormentone allora la hit “Golden” fa proprio al caso vostro.
Le protagoniste del film infatti sono cantanti.
Mira, Zoey e Rumi compongono il trio che tutto il mondo conosce come le Huntr/x.
C’è di più, molto di più. Quando scendono dal palco e dismettono gli abiti di scena le Huntr/x si trasformano in cacciatrici di demoni.
Il mondo degli umani va protetto e per farlo è stato creato l’Honmoon: uno scudo magico alimentato dalle anime umane che funge da barriera tra il mondo che conosciamo e quello dei demoni.
Ma torniamo alla domanda principale: perché K-Pop Demon Hunters è diventato un fenomeno globale?
Perché non è un reboot e sono strizza l’occhio a nessuno dei cliché a cui siamo abituati.
Rumi, la protagonista principale, nasconde un segreto e lo nasconde proprio alle amiche con cui condivide il palcoscenico. Non voglio spoilerarvi nulla sulla trama perché questo film, per quanto possa sembrare adatto ai pre-adolescenti, racchiude e racconta moltissime delle difficoltà che appartengono al cosiddetto -mondo degli adulti-.
K-Pop Demon Hunters è POP.
Non ci sono principesse da salvare: le Huntr/x si salvano da sole. Non ci sono melodie sdolcinate, non ci sono acconciature improbabili e vestiti pomposi. Non c’è il buonismo tipico della Disney e questa è la carta vincente!
I temi affrontati sono SPESSI e per una volta i bambini si trovano di fronte ad una storia che affronta un tema complesso e che, troppo spesso, gli adulti rifuggono: l’accettazione della propria identità. Immaginate la potenza di questa storia e immaginate l’impatto che può avere su un pubblico che va dai 6 ai 15 anni. La retorica del principe e della principessa è stata completamente spazzata via, non c’è nessuna matrigna cattiva: non c’è nessuno dei luoghi comuni con cui tutti siamo cresciuti.
Non è un caso che il live action di Biancaneve sia stato un disastro al botteghino. Non abbiamo più bisogno di matrigne e principesse. Il mondo non si divide in buoni e cattivi, il taglio non è così netto e i registi di K-Pop sembrano averlo compreso. Il confine tra giusto e sbagliato è sottile e, a volte, nella stessa persona possono coincidere entrambi gli aspetti.
Se siete affamati di cultura coreana questa pellicola vi sazierà, e se invece ne siete completamente digiuni rimarrete soddisfatti allo stesso modo.
K-Pop Demon Hunters, in definitiva, è un atto d’amore viscerale per la Corea. La cura per i dettagli è maniacale così come lo sono i simbolismi presenti in ogni scena. Aprite bene gli occhi, ascoltate con attenzione e lasciatevi travolgere dalla spiritualità.
LA SCONOSCIUTA


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