Firenze, Santa Maria Novella, il vino bianco, il treno, il silenzio e le onde. Delia aveva dichiarato a Lorenzo tutto quello che provava: senza freni, senza limiti e senza pudore.

Una volta a casa però quel fiume in piena che aveva travolto entrambi si era trasformato in un corso d’acqua debole e stagnante. 

“Sapevo che non era merito mio se ti eri aperta così”.

Delia sospirò e Lorenzo capì di non aver capito.

La routine aveva su di lei un effetto a tratti deleterio.

La sua casa, il suo lavoro, i suoi rituali erano sacri e necessari ma, a volte, le sembrava di soffocare.

Era complicato per Delia mettere d’accordo tutte le donne che coesistevano dentro di lei. Era impossibile sfamarle, e soddisfarle tutte, senza che nessuno si facesse troppo male. Il viaggio insieme a Lorenzo era stato illuminante e curativo ma quei giorni, trascorsi a passeggiare tra le strade della città più bella del mondo, avevano anche alzato l’asticella.

“Tutta la vita che ho vissuto, che abbiamo vissuto, è stata vita a metà. Voglio giorni spinti e notti altrettanto spinte. Desidero improvvisare e desidero farlo senza che tu mi chieda cosa c’è che non va”.

Delia aveva compreso che esisteva un solo modo per far decollare la sua relazione con Lorenzo.

“Vuoi che io segua il tuo ritmo”.

E se non ci fosse alcun ritmo? Se non ci fosse nessuna musica? Nessuno spartito. Nessuna melodia. 

Nemmeno un leggero sottofondo.

“Vorrei comprendessi che spesso sarò spenta come le luci nelle stanze. Quelle non le spengo mai, ma io sarò spenta. Accadrà. Il mio umore cambierà in un modo così repentino che farai fatica a capire chi ero prima e chi sarò dopo. Sarò scontrosa, antipatica e poi ancora incantata e folgorata da ciò che dici e che pensi e subito dopo sembrerà che non mi importa nulla di te”.

Delia sapeva di chiedere qualcosa di impossibile ma lei stessa era impossibile, e forse Lorenzo possedeva gli strumenti necessari per rinunciare alla comprensione.

“Mi stai chiedendo di non chiedermi nulla. Mi stai chiedendo di…”

“No, Lorenzo. Io non ti sto chiedendo nulla. Non posso. Ma lo vorrei. Perché se non ci riesci tu allora io non ho speranze. Se non sei tu allora chi?”.

Una relazione può essere spinta al limite? Delia desiderava l’eccesso per l’eccesso. Le storie d’amore sono tutte uguali ma finiscono tutte per motivi diversi. 

“Io voglio il mal di pancia anche tra dieci anni, voglio dubitare anche quando dovrei avere solo certezze, voglio che mi manchi anche quando sei nella stanza accanto e voglio litigare con la stessa rabbia di oggi. Non voglio essere sicura che ti amerò per sempre. Voglio dubitare e odiare i tuoi difetti”.

Come era accaduto a Firenze: come accade quando si va in vacanza e tutto è possibile. Delia pretendeva una storia d’amore in cui può davvero succedere di tutto. 

Delia pretendeva l’IMPREVISTO che è diverso dal brivido iniziale che contraddistingue un amore agli albori. Delia aveva bisogno di sentire che le mancava la terra sotto ai piedi, consapevole che se una storia d’amore sa sprofondare allora può anche risalire. 

LA SCONOSCIUTA 

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