Un pezzo del film “Non c’è nessuna Dark Side”, rimontato da Erik Negro e Barbara Elese appositamente per il ciclo di Fuori Orario del 2021. Una scheggia dello straordinario lavoro che Erik Negro ha (s)composto in 12 anni, tra il 2007 e il 2019, che è stato presentato nel 2019 a Festival di Pesaro e poi a Rotterdam.” – disponibile su RaiPlay

Noi non ci saremo: un cinema provvisorio dedicato all’Assenza. Dopo un’introduzione nuova di Erik e Barbara per questo pezzo rimontato figlio del film fiume“Non c’è nessuna Dark Side “ (inconcluso!?), atto 1 e atto 2, che raccoglie frantumi di un caleidoscopio di immagini che scorrono in vari formati. Un’operazione volta al processo del ripensarsi e al procedere continuo tra incontri e residui filmici, che viene accompagnata all’inizio del film dalla canzone “Noi non ci saremo” d(e)i Guccini/Nomadi con due voci a sfondare sul futuro/presente che inizia già a esaurirsi nel momento stesso in cui vortica verso l’oblio del passato. E la dedica in rosso non può infatti che essere rivolta alle immagini perse, a quelle che non hanno trovato spazio nel film, rimosse nel tempo ma che albergano nei ricordi, nella luce delle ombre e rimandano alla fine del mondo.

Immagini orizzonti che sbiadiscono e si mischiano nell’innamoramento della sovrimpressione dove intrinsecamente si sciolgono l’una nell’altra, si sostengono e si perdono insieme nel magma di superfici e di saturazioni.

R-esistono.

Tutto si riconduce al gioco, a un gioco nel quale il cinema è il regolamento libero e il montaggio il suo sviluppo anarchico. Un flusso da ricomporre manualmente all’infinito, come lo scorrere tra le mani di una pellicola e la sfuggevole cattura di qualche stralcio di ricordo. L’occhio che diventa un buco nero – L’oblio – la speranza che dietro – nell’assenza dimensionale ci sia sempre comunque una luce sovraimpressa nell’ombra. Il rammarico ridondante e rimarcato dell’esclusioni delle parti che anche se assenti fanno parte del tutto. Perché é nello scarto che si nascondono le cose più importanti – in una dimensioni fuori dalla memoria e fuori dalla realtà – nell’invisibile che in quanto non visibile è per forza di cosa lasciato fuori.

Finire dunque a riflettere su un frammento di frammenti, senza occuparsi del tutto, perché il divenire del film non ha mai fine e può essere costantemente rimodulato nella libertà di regole sconfitte dalla loro stessa precarietà e dal gioco improvvisato di due immagini che si rimescolano. Come gli ultimi dei romantici ci si apre così a un discorso senza capo né coda – con un inizio sempre diverso e una fine(!?) (im)possibile.

Una replica a “Non c’è(ra) nessuna Dark Side”

  1. […] “Non c’è(ra) nessuna Dark Side“ di Barbara Elese e Erik Negro […]

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