“Caracas”, diretto da Marco D’Amore, tratto dal romanzo “Napoli ferrovia” di Ermanno Rea, è un film che delude sotto molti aspetti, lasciando molti spettatori insoddisfatti nonostante le alte aspettative Il regista sembra qui perdere la bussola, consegnandoci una pellicola priva di coerenza e impatto.
Il problema principale è la sceneggiatura, che appare frammentata e poco incisiva. I personaggi mancano di profondità e sono mal caratterizzati, tanto da risultare piatti e difficili da seguire emotivamente. Non si riesce a creare una connessione tra lo spettatore e le vicende narrate, che si perdono in un susseguirsi di eventi confusi e spesso privi di senso logico, una confusione di scrittura che prova a trovare come alibi la presunta “pazzia” del portagonista.
La regia di D’Amore sembra incerta, oscillando tra il tentativo di creare un noir drammatico e l’aggiunta di elementi sociali che non trovano mai una vera sintesi. Ne risulta un film che non riesce né a creare tensione né a dare un messaggio chiaro. Anche dal punto di vista visivo, Caracas non brilla: la fotografia è anonima e ripetitiva, non riuscendo a valorizzare le potenzialità scenografiche di una città come Napoli, che pure potrebbe essere una protagonista di primo piano. Napoli non è fatta per il noir, soprattutto se quest’ultimo è scimmiottato in malo modo.
Gli attori, nonostante il loro talento, non riescono a salvare una narrazione tanto debole. Le loro interpretazioni appaiono forzate, rigide, come se anch’essi fossero vittime di una regia incerta e di una sceneggiatura incapace di dare loro materiale sufficiente per brillare.
Tuttavia, in mezzo a un mare di elementi che non funzionano, ci sono due aspetti che riescono almeno in parte a tenere in piedi il film: Toni Servillo e la città di Napoli. Servillo, con la sua maestria interpretativa, dona al suo personaggio una profondità che non era scritta sulla carta, riuscendo a catturare l’attenzione dello spettatore anche nelle scene meno riuscite. Servillo è l’equivalente del “fritto” nella cucina, ovvero: un qualsiasi alimento se fritto bene e mangiato caldo, risulta un piatto magistrale. Napoli invece, con il suo fascino viscerale e complesso, emerge come un personaggio a sé stante, regalando alcune sequenze visivamente interessanti e cariche di una drammaticità che il film non riesce a trasmettere con altri mezzi.
In conclusione, Caracas è un’occasione mancata. Un film mal scritto e mal diretto, tenuto in piedi solo dal talento di Toni Servillo e dalla presenza imponente di una città come Napoli, che meriterebbe di essere sfruttata meglio.
-Daniele





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