Il buco in testa di Antonio Capuano è un film che si immerge nei meandri più oscuri della storia italiana, esplorando le ferite ancora aperte lasciate dagli anni di piombo, uno dei periodi più dolorosi e divisivi del nostro paese. Questo film del 2020 non è solo una riflessione intima sui temi della memoria e del perdono, ma anche un potente richiamo agli anni in cui il terrorismo politico seminava morte e paura nelle strade italiane.

La vicenda si concentra su Maria, interpretata con intensità da Teresa Saponangelo, una donna il cui destino è stato irrimediabilmente segnato dalla tragedia avvenuta nel 1977, quando suo padre, un giovane poliziotto, fu ucciso durante una manifestazione. Questo evento si ispira a fatti reali, evocando in particolare la celebre fotografia scattata in Via De Amicis a Milano il 14 settembre 1977. L’immagine, diventata simbolo degli anni di piombo, ritrae il momento in cui un agente di polizia, Antonio Custra, viene colpito a morte durante gli scontri con manifestanti. Questa foto ha impresso nella memoria collettiva la brutalità e la violenza di quegli anni, rimanendo un monito del prezzo che il paese ha pagato.

Nel film, Maria vive con il peso di questa immagine mentale, un buco nel cuore che la spinge a cercare risposte e a confrontarsi con il passato. Quando scopre che l’uomo responsabile della morte di suo padre è ancora vivo ed ha scontato la sua pena, decide di incontrarlo, in un tentativo disperato di dare un senso a quel dolore inelaborato. Capuano utilizza questo incontro per far emergere la complessità delle emozioni legate all’immagine del terrorismo e alla violenza politica, mettendo in luce non solo il dolore personale di Maria, ma anche il trauma collettivo che ancora oggi persiste.

La regia di Capuano è sobria e incisiva, con una fotografia che riflette il grigiore e l’oppressione di quegli anni, regala allo spettatore delle scene oniriche giocate tutte sui negativi. I toni scuri e l’uso di inquadrature strette evocano un senso di claustrofobia, come se il passato fosse una prigione da cui è impossibile fuggire. Capuano non cerca di dare giudizi, ma si limita a raccontare una storia umana di sofferenza e perdita, permettendo allo spettatore di riflettere su quegli anni senza filtri o semplificazioni.

Un regista di cui si è tornati a parlare nell’ultimo periodo solo ed esclusivamente perché è stato inserito come personaggio nel film di Sorrentino È stata la mano di Dio. Capuano ha sempre diviso in due la critica, ha sempre aizzato i moralisti della domenica ed è proprio questo il bello dei suoi film.

Il buco in testa non è solo la storia di Maria, ma la storia di un’intera generazione che ha vissuto il terrore di quegli anni, che ha visto amici e familiari morire in nome di ideali estremi, e che ancora oggi cerca di comprendere il perché di tanta violenza. Il film è una testimonianza potente di come il terrorismo degli anni di piombo abbia lasciato cicatrici profonde, non solo nelle vittime dirette, ma nell’intera società italiana.

In conclusione, si tratta di un film che va oltre la semplice narrazione personale per diventare un’opera di memoria storica. Antonio Capuano ci offre una riflessione lucida e dolorosa su uno dei periodi più bui della nostra storia, ricordandoci quanto sia importante non dimenticare. Un film che invita a una profonda meditazione sul passato, e che riesce a toccare corde emotive e storiche con grande maestria.

Dietro l’immagine, Capuano ci ricorda che ci sono vite spezzate, relazioni distrutte e un dolore che si tramanda di generazione in generazione. Il regista non si limita a raccontare i fatti, ma scava nelle emozioni e nelle conseguenze psicologiche di quell’evento. Maria non cerca solo di conoscere l’uomo che ha ucciso suo padre; cerca di comprendere il perché, di trovare un senso a quella violenza che ha segnato la sua vita e quella di molti altri. L’autore ci porta a riflettere su come le immagini, per quanto potenti, possano catturare solo un frammento della realtà. Il resto, ciò che non si vede, è la vita che continua, la sofferenza che persiste, le domande che rimangono senza risposta.

Link per lo streaming:

https://www.raiplay.it/programmi/ilbucointesta

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