-Baby Reindeer- [regia di Weronika Tofilska e Josephine Bornebusch] approda su Netflix l’11 aprile e lo fa in silenzio, quasi come se non volesse dare nell’occhio e invece cattura l’attenzione spiazzando e destabilizzando tutti, nessuno escluso. Sette episodi scritti, ideati e interpretati da Richard/Donny Gadd. Sì, avete letto bene. Il protagonista della serie ha vissuto realmente sulla propria pelle tutto ciò che lo spettatore vede attraverso lo schermo. La storia, inizialmente, sembra “una storia”. Nulla di speciale nel racconto di uno stalkeraggio ma, come in uno spettacolo di illusionismo, in -Baby Reindeer- nulla è come appare. Tutto inizia quando Donny, aspirante comico scozzese, offre una tazza di tè a Martha: magistralmente interpretata da Jessica Gunning.

Quel gesto gentile e innocuo scatenerà in Martha, stalker di professione, un’ossessione morbosa nei confronti di Donny. Quello che è chiaro, fin dall’inizio, è che nessuno dei personaggi presenti nella serie ha una sola faccia. L’elemento fondamentale, e portante, è la stratificazione. Vittima e carnefice si fondono, e confondono, in un connubio capace di accecare anche il più attento degli sguardi. Martha invade la vita sessuale di Donny, invade il suo presente e risveglia il suo passato. Quando comprende che il limite è stato raggiunto e decide di andare alla polizia per sporgere denuncia, Donny si sente dire che non esiste alcun pericolo REALE dato che la sua stalker è una donna. La denuncia, insieme alla presa di coscienza, non cambieranno nulla: Martha ormai ha il pieno controllo della situazione, gioca con le debolezze della vittima, si apposta sotto casa sua, irrompe durante le sue performance comiche e riesce a raggiungere (seppure solo telefonicamente) i genitori di Donny. Aggredisce fisicamente la donna che tenta di frequentare e rade al suolo ogni possibile spiraglio di salvezza. 

Gli episodi si susseguono veloci ma senza tralasciare nulla. Proverete pena, dispiacere, tristezza e rabbia. Vi chiederete se è davvero possibile sopportare così tanto e così a lungo, ma ve lo chiederete fino ad un certo punto. L’episodio centrale vede Donny sul palco di uno show per comici, quella sera deve esibirsi con l’obiettivo di far ridere il pubblico presente in sala e invece accade l’inverosimile. Donny su quel palco veste semplicemente i panni di sé stesso e racconta, non senza difficoltà, tutto quello che gli è accaduto e che gli sta accadendo. Dallo stupro, alle droghe, alla compagna transessuale fino a Martha che, vi renderete conto, è solo la punta dell’iceberg. “Piccola renna”, ripetuto in maniera ossessiva e compulsiva, vi strapperà un amaro sorriso alla fine, vi lascerà con una domanda fastidiosa in testa e vi fornirà una grande certezza: non esistono individui integri e completamente realizzati. La colonna sonora di tutti gli episodi è la vergogna, una sensazione con cui il protagonista fa i conti ogni giorno. Vergogna nei confronti di tutte quelle attenzioni malate e distorte che, nonostante tutto, lo facevano stare bene. 

Richard Gadd voleva essere al centro dell’attenzione, e poco importava se quelle attenzioni provenivano da una donna che, velatamente, lo minacciava di morte. Martha chiederà a Donny “chi ti ha ferito piccola renna?”, e questa domanda innescherà tutto quello che vi ho raccontato ma anche molto di più. Chi è stato ferito sa riconoscersi e, purtroppo, sa anche come ferire a sua volta.

LA SCONOSCIUTA 

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