
Il viaggio in treno era stato silenzioso, esattamente come piaceva ad entrambi. Erano in disaccordo su molte cose Delia e Lorenzo, ma l’amore per il silenzio riusciva ad avvicinarli più di un abbraccio. Avevano guardato fuori dal finestrino per gran parte del tempo: gli occhi fissi su un altrove che scorre velocissimo ma che è capace di ridisegnare i confini di una conversazione inespressa ma comunque compiuta. Dirsi tutto senza dire niente e leggersi nello sguardo: questo era uno dei loro punti di forza. Arrivati alla stazione di Santa Maria Novella ognuno aveva preso la propria valigia, nessuno slancio romantico: Delia non lo avrebbe sopportato.
“Andiamo a mangiare qualcosa?”, chiese Lorenzo.
“Solito posto!”, aveva replicato Delia con fermezza.
Il solito posto era un ristorante poco frequentato a pochi passi dalla stazione. Uno di quei posti che, visto da fuori, non ispira alcuna fiducia. Il proprietario era un anziano signore che badava poco all’estetica ma molto alla sostanza: i tavoli erano apparecchiati distrattamente e sulle pareti campeggiava una carta da parati vissuta e sgualcita. Un locale poco instagrammabile e quindi perfetto per Delia e Lorenzo.

“Vino bianco o rosso?”.
“Veniamo qui troppo spesso perché lei non lo ricordi!”, rispose Delia perdendosi in un dolcissimo sorriso.
[Fiumi di vino bianco avrebbero inondato il loro pranzo e nel frattempo avrebbero parlato e si sarebbero ascoltati con cura.]
Firenze era un’esigenza. Entrambi, periodicamente, avvertivano la necessità di appoggiare lo sguardo su Ponte Vecchio. Ma questa volta era diverso. Delia era alla ricerca di qualcosa che non era ancora riuscita a definire, ma sapeva che Firenze era la chiave giusta. Firenze le avrebbe restituito tutte le risposte.
“L’altra notte sono rimasto sveglio a guardarti. Ho contato tutti i tuoi difetti”.
“Ti sarai divertito molto immagino”, rispose Delia.
“Mi sei costata una notte insonne e alla fine mi sono addormentato sulla tua schiena. Ho perso il conto. Non ricordo più a che numero ero arrivato”.
Lorenzo era ironico e tagliente. Possedeva una carica sessuale, ed emotiva, a cui Delia non riusciva più a sottrarsi.
“Quando ti ho visto, la prima volta intendo, mi sei piaciuto subito ma ho fatto di tutto per evitare che mi restassi attaccato addosso”.
Si erano conosciuti ad una mostra e gli occhi azzurri di Lorenzo avevano letteralmente catturato Delia che, però, aveva tentato con tutte le sue forze di non cedere. Non voleva legarsi ad un uomo, non voleva perdere di vista se stessa in favore di qualcuno che non fosse lei. Non voleva cadere nella trappola dell’innamoramento, ma lui era stato bravo e si era mosso in punta di piedi. Era stato attento a non disturbare la quiete alla quale Delia era totalmente devota, e così si era avvicinato a lei più di chiunque fosse mai riuscito a fare.
“Ci siamo rimasti addosso reciprocamente”, sospirò Lorenzo. E questo era l’unico modo che conoscevano per dirsi -ti amo-.
“Sai cosa? Firenze è sempre bellissima ma questa volta lo è di più. Sei tu…”, disse Delia.
“Sono io? Cosa?”
“Sei tu la mia settima onda e Firenze mi sta restituendo ciò che in fondo ho sempre saputo”.
“La tua settima…”
Lorenzo non capiva. Ma negli occhi di Delia si stava materializzando una certezza.
“Sì! Conosci la leggenda? I pescatori se ne stanno sulla riva e guardano le onde, le prime sei: tutte uguali. Sono magnifiche, regolari ma identiche”.
Lorenzo la ascoltava attentamente ma faceva fatica a comprendere cosa volesse dire.
“Sono onde innocue” proseguì Delia “che sembrano quasi voler attaccare chi le osserva ma una volta giunte a riva si risolvono in un nulla di fatto. Spariscono. Si dissolvono”.
“A quel punto arriva la settima onda, giusto?” chiese Lorenzo.
“Sei stato attento! Sì, i pescatori attendono la settima onda: la più bella di tutte. È imprevedibile, irregolare e attraente. Arriva all’improvviso e dopo il suo arrivo niente è più uguale a prima. È un’onda potente che porta via tutto ciò che incontra e poi, magicamente, lo restituisce ma trasformato. La settima onda dona agli uomini ciò che era già in loro possesso ma che non sapevano di avere”.
“Vuoi dirmi qualcosa?”
“Sì Lorenzo. Voglio dirti che tu sei la mia settima onda. Sei la rivoluzione che mi domina, il tumulto che da sempre mi abita e che con te ha trovato pace, ma non troppa. Sei in me e ci sei da sempre. Tu ci sei anche quando vorrei farti andare via. Tu sei il mio posto, la mia persona. Sei il punto in cui attracco e quello da cui riparto. Sei la mia destinazione. Sei la mia stazione, il vagone più comodo. Sei la passeggiata nel posto che preferisco, la canzone che ascolto in loop. Sei il film che guardo e che guarderei tutti i giorni. Sei le poesie che scrivo e che mi rifiuto di imparare a memoria”.
Delia si era trasformata in un fiume in piena. Firenze aveva il potere di scioglierle la lingua, e anche il cuore.
“Tenterò di non rovinare tutto. E ti dirò soltanto una cosa: prometto di essere la tua settima onda per sempre”.
Delia sorrise e per una volta lasciò a Lorenzo l’ultima parola.
LA SCONOSCIUTA


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