Il ragazzo e l’airone – Miyazaki [2023]
Proiettato per la prima volta in Italia il 18 Ottobre 2023, approdato nelle sale di tutta la penisola il 1 Gennaio 2024, 14 giorni dopo risulta essere ancora primo al “botteghino” con 361.325mila Euro di incassi, seguito da:
-Succede anche nelle migliori famiglie – Siani [nasconditi] con 358.338mila Euro.
-Perfect days – Wenders con 353.213mila Euro.
Il ragazzo e l’airone è il dodicesimo lungometraggio animato del regista nipponico ed ha il sapore di un vero e proprio congedo; uno di quei saluti che per essere credibili necessitano uno sguardo al passato, a ciò che era e ciò che è rimasto.
Mahito Maki perde la madre nell’incendio di un ospedale di Tokyo e, dopo solo un anno, il padre Shoichi – armatore, produttore di morte – trova una nuova moglie nella zia Natsuko, sorella di Hisako, la madre deceduta. Mahito ed il padre si trasferiscono nella casa di campagna di Natsuko quest’ultima si scopre essere incinta. Mahito dovrà affrontare questo cambiamento drastico con il cuore distrutto dal lutto. Fragile e stanco il piccolo Maki cede all’airone cenerino che mentendogli riguardo la morte della madre lo attira nella torre del prozio di Natsuko. Una torre che si rivelerà un portale verso un mondo onirico. Mahito ha il compito di ritrovare la zia scomparsa nella torre-universo, accompagnato dall’airone cenerino riuscirà a guarire dal suo dolore.

Se la seconda guerra mondiale si presta come sfondo per il dramma collettivo, il lutto del protagonista, invece, ci conduce su un pianeta più intimo, ma entrambi gli scenari generano immagini che – per loro stessa natura, proprio come fa il Cinema – perseguono come unico scopo il superamento di una determinata situazione, come quella del piccolo protagonista.
Il messaggio del maestro Miyazaky si ricollega al senso ultimo della fotografia, l’unica arte che consente all’essere umano di esorcizzare la morte, fermare il tempo, “mummificare” – il complesso della mummia di Bazin – gli eventi.
Con Il ragazzo e l’airone lo spettatore è chiamato a compiere, insieme a Mahito, un viaggio onirico in fin dei conti non troppo diverso da quello compiuto da Chihiro ne La città incantata [Miyazaky, 2001]. Tuttavia, questa volta vengono disattesi i classici postulati della narrazione odeporica : viaggiamo di quadro in quadro – e di sogno in sogno – senza apparente motivo, e sino a smarrire ogni coordinata. Tutta la trama/ il racconto si regge, infatti, su un equilibrio finissimo, lo stesso che domina le pietre che costituiscono il mondo onirico creato dal prozio di Mahito.
Insomma, andate al Cinema.
-Daniele.


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